Un’oasi di lusso nelle terre sperdute della Mongolia

3 ottobre 2016 / Travel

3 ottobre 2016 / Travel

Un’oasi di lusso nelle terre sperdute della Mongolia

“Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d’avere: l’estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più t’aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti.” (Italo Calvino)

Il grande vuoto Mongolo trascina lo sguardo nelle ere del tempo. Cavalcando i deserti si respira il vento freddo della steppa e s’insegue un orizzonte sempre troppo lontano per essere afferrato. Nomade è il pensiero che non pone una dimora come fulcro di un’esistenza, ma un’esistenza senza dimora, dove il ritmo incessante di un cavallo persegue la voglia di scoprire. In questo mondo diviso a metà tra cielo e terra, l’erba è alta appena qualche centimetro e la polvere, passando al galoppo, si alza per interi minuti come a tenere traccia di un sentiero da non dimenticare.

Affrontare la natura incontaminata della Mongolia non è da tutti ed affidarsi a guide esperte e strutture organizzate è sempre consigliabile.

Il Jalman Meadows Wilderness Camp è un’oasi di lusso sulle rive del fiume Tuul, che scorre attraverso vasti prati verdi e colline ricche di larici e betulle. Gli ospiti, in pieno spirito nomade, alloggiano in tende e fanno escursioni a cavallo, yak o vanno in canoa. I più avventurosi, attraversano in auto il parco nazionale di Gorkhi Terelj, fino ad arrivare alla montagna più sacra della Mongolia, il Burkhan Khaldun, la cui storia riconduce all’imperatore Gengis Khan.

Il popolo Mongolo porta con sè la costante lotta alla sopravvivenza contro una natura dura e temibile ed una percezione del tempo e degli spazi molto dilatata, ma sa anche molto bene cosa sia la libertà ed il senso dell’essenziale. Per chi volesse riscoprire l’essenza delle cose, qualche giorno al Jaman Meadows Wilderness Camp è un ottimo inizio.

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